Le mie occasioni

Al compimento del 19° anno di età colsi al volo la promessa dell’allora Vicesindaco Alfredo Sgarbi.
Fu un percorso piuttosto breve. Dal primo incontro, nel quale Sgarbi mi esternò più apertamente del solito la sua stima, passarono pochi mesi di istruzione delle pratiche per essere accolta nel Palazzo Municipale.
Sono sempre stata pionieristica e non mi smentii nemmeno nel lavoro. Il Vicesindaco me ne diede occasione.
Entrai con la formula della “borsa lavoro” a suo tempo chiamata “addestramento lavorativo”.
E’ un “strumento” riservato alle persone con difficoltà, che prevede un percorso di inserimento nel mondo lavorativo, costruito sulle capacità residue e le attitudini dei soggetti “protetti”, strutturando un modello di operatività sia mansionario che d’orario.
La persona in “borsa lavoro” riceveva a quel tempo un compenso forfetario, o ad ore, in base alla tipologia di “contratto”, per undici mensilità, era assicurato ma non essendo assunto non poteva godere di ferie, malattia o altro.
Ricordo che il mio primo anno ricevetti 5.000 £ al giorno per ogni giorno in cui marcavo.
All’inizio non feci caso a questi particolari, per me era già importante entrare nel mondo del lavoro e con tutta la stima del Vicesindaco, il quale fin dal primo colloquio mi riempì di apprezzamento rispetto alle mie capacità di front-office.
Il 2 maggio 1989 cominciai la mia avventura lavorativa.
Il primo mese fu il panico più assoluto. L’entusiasmo dell’inserimento mi chiuse gli occhi sulla responsabilità del mio posto di lavoro. Il centralino del Comune è il primo incontro che hanno i cittadini, è la facciata del Comune, è il biglietto da visita dei funzionari e degli Amministratori. Questo mette nella condizione di “darsi una mossa” accelerando i processi di apprendimento di nomi, visi, ruoli, competenze, divisioni politiche, istituzioni correlate, procedure amministrative e politiche.
Fu un mese di mal di stomaco, di respiro corto, e di timori, fino a portarmi all’idea di rinunciare, quando… quando il mio orgoglio rimise la quinta marcia.
Io rinunciare? Ma quando mai mi ero ritirata di fronte ad una battaglia.
Risi di me stessa, ricomposi la corazza e affilai le armi.
In una notte imparai a memoria quanto c’era di urgente da sapere: nomi, ruoli, competenze, partiti e suoi rappresentanti, istituzioni pubbliche a vari livelli, numeri di telefono, composizione di Giunta, Consiglio, Consulte, ecc.
Fu una nuova alba oltre la quale sapevo che avevo ancora tanto da apprendere ma anche che non mi sarei fatta più spaventare.
Passarono 10 anni.
All’inizio del 1999, che per molte ragioni sarà bellissimo, dissi a me stessa e ai miei genitori “ Se quest’anno non mi assumono io smetto di andare a fare del volontariato per il Comune. Vorrà dire che il mio tempo lo dedicherò a cause più nobili e più bisognose”. Ero decisa a farlo quando Rita, l’allora Assessore al Personale, riuscì ad ascoltarmi e a comprendere la situazione in cui mi trovavo.
Quella firma sul contratto fu un traguardo agognato ma alla fine mi sentii ulteriormente realizzata.
Ero stata assunta da circa sei mesi e mi sentivo ingrata di fronte all’inedia che guidava i movimenti rituali di centralinista. In fondo avevo ottenuto ciò che per dieci anni avevo inseguito. Cosa non andava allora? L’orario era perfetto. Dodici ore settimanali, il venerdì ed il week-end a mia disposizione, una buona paga, ferie, malattia e permessi di cui usufruire. Allora cosa mancava?
Mancava la vitalità e il bisogno di realizzare qualcosa di speciale, d’importante. Se pur sull’onda dell’entusiasmo della recente assunzione, pativo il ripetersi delle azioni, il rituale delle parole e dei gesti uguali ogni giorno, e soffrivo anche il sentire dentro di me altre capacità inutilizzate e nemmeno riconosciute, altri tesori, altre abilità che potevano essere impiegate ma che, per scontatezza, rimanevano sepolte.
Fino a quel momento ero stata relegata al ruolo di centralinista. Non che questo lavoro sia da disprezzare, al contrario, ma io mi sentivo un po’ sprecata. Vanita? Forse.
Insomma era ormai tanto tempo che quella sala, se da un lato mi era estremamente familiare, dall’altra mi vedeva apatica e triste.
Che cosa avevo da dare? Cosa della mia personalità o della mia preparazione era spendibile? Su che cosa potevano investire gli altri?
Non sapevo dare una risposta eloquente ma per esperienza di vita, per inclinazione naturale sapevo che avevo in un cassetto una buona comunicativa, la predisposizione all’ascolto, una discreta capacità organizzativa, tenacia e determinazione.
Era troppo poco? Fino a quel momento parse di sì, ma poi ………….
Poi arrivò Raimondo e per me tutto cambiò.
Lui dice che in questi anni non mi ha insegnato nulla, che ha solo trovato la chiave per far uscire i miei talenti naturali. Di certo scommise sulle mie capacità e, con quei pochi strumenti a disposizione, mi trasformò.
Iniziai con piccole cose, piccoli compiti, incarichi di responsabilità limitata, e poi giunse quel 13 maggio 2001.
Con la sua elezione a Sindaco di Finale Emilia la mia operatività si trasformò.
A volte mi chiedo perché lo face, e altrettante penso che riuscì a vedere oltre l’apparenza. Chiunque fu chiamato a capeggiare, senza distinzione d’incarico, scorse in me solo le capacità di buona centralinista. Nessuno si pose mai il dubbio se potessi essere altrettanto efficiente in ruoli o compiti differenti.
L’ex Sindaco crebbe in me a suo tempo, ma ancora oggi scorgo il suo stupore nel vedermi ricoprire l’incarico di Segreteria degli Assessori, o essere investita di fiducia da parte del primo cittadino su questioni delicatamente riservate.
La cosa oggi mi fa sorridere, eppure fino allo scorso mandato di Giunta ero la “centralinista”, e per taluno anche la “centralinista disabile”. Qualcuno si stupì persino che fossi in grado di predisporre una lettera.
Da quel 13 maggio 2001 tutto sembrò facile e la fiducia accreditata mi riempì di gratificazione.
Da quel giorno svolgo con passione il mio incarico di Segretaria degli Assessori.
Negli anni ho cercato di arricchirlo con la mia personalità, venendo incontro alle esigenze quotidiane degli Amministratori ma anche portando loro idee, suggerimenti e progetti più o meno rilevanti.
Da buona “affamata” mi piace essere pronta e a conoscenza d’ogni piccolo particolare riguardi la mia vita. Non mi sono smentita nemmeno al lavoro. Ho sfruttato tutte le occasioni che mi hanno offerto. Ho appreso nozioni, imparato comportamenti, conosciuto persone. Ho cercato di carpire quanto potevo da ogni cosa e da ciascuno. Ho spinto i miei talenti al massimo, ho acutizzato ogni sensibilità e tutte le capacità che avessi in corpo.
Al di là di ciò che dice lui, da Raimondo ho imparato davvero tanto e cerco in ogni momento di non scordare ciò che mi ha insegnato: che la diplomazia e la collaborazione ottengono di più che tante critiche sguaiate o accuse perpetue, di diffidare delle persone che hanno solo certezze e mai dubbi. Cerco di rammentare sempre i comportamenti con i quali rapportarsi con i politici e di confidarmi soltanto con coloro che mi avranno dimostrato, nei fatti, d’essere persone leali e amiche. Richiamo alla mente le volte in cui mi suggerisce di lasciarmi scivolare da dosso le critiche degli invidiosi, dei cattivi o degli ignoranti, usando il sorriso come arma contro i maligni, i maleducati, gli sgarbati. Mi ricordo di ascoltare senza sosta con il cuore e ragionare con l’anima in mano, di riservarmi sempre un po’ di sano egoismo, e che l’importante è vincere non stravincere. Non per ultimo penso sempre di dare il massimo sul lavoro, di non risparmiarmi finché posso, di aspirare sempre alla perfezione, di non avere mai soggezione delle cariche, ne di essere intimorita dalle pareti che mi circondano, di non sottovalutare le mie capacità ma anche di non esaltarle troppo, di non aver paura a propormi e a chiedere, di dimostrare sempre sul campo quanto valgo.
In tante occasioni le mie insicurezze sono emerse, ma da professionista le ho pubblicamente nascoste e controllate.
A Rita, Assessore al Personale nel 1999 devo la mia assunzione, a Raimondo Soragni, attuale Sindaco di Finale Emilia, devo l’occasione di valorizzarmi, a Dio devo il mio disegno di vita ed i miei talenti, a me stessa devo l’impegno, la perseveranza, la passione e la convinzione che ciò che sto facendo non è per accattivarmi la simpatia di un Assessore, non per ricevere il ringraziamento o un elogio del Sindaco, ma per la gente, tutta quanta, nessuno escluso.