LE MIE POESIE

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La poesia è l’arte di far cantare le parole come fossero un’intonazione musicale, dando alle frase un suono, un ritmo, capaci di evocare e trasmettere emozioni, in immagini come lo scorrere di un film ove ognuno possa essere il protagonista.

Non credo di avere tanto talento da donare agli altri ma quel pizzico che risiede nel mio cuore ve lo dono attraverso le mie poesie che di tanto in tanto troverete su questa pagina di vita.

La prima che vi propongo è la mia pioniera, pubblicata su Facebook e Piazza Verdi (giornale locale).

Mi piacerebbe lasciaste un commento o un voto.

 

IO CAMMINO

Io cammino dentro i miei sogni
e mi tendo verso te nella mia mente.

Io cammino nei muscoli esauriti
da uno sforzo che non esiste.

Io cammino con passo lesto.
in un’impronta che solo io posso vedere
perché vive unicamente nei miei pensieri.

Io cammino correndo incontro alla vita
se pur ingessata e mal plasmata.

Io cammino danzando
sulla musica che fa piroettare le mie membra
anche se sono immobilizzate o incatenate.
Sono un’étoile su un prestigioso palcoscenico,
la dancer di una compagnia moderna itinerante,
sono la coreografa di un celebre teatro,
la crisalide che volteggia nell’aria dopo la schiusa delle ali.

Io cammino di passo lento
tuffandomi nell’erba fresca ed irrorata di rugiada,
e sui miei piedi ne sento la tenerezza,
la piacevolezza che mi inumidisce e mi rinfresca,
anche se essi sono isolati da terra
e distanti nello spazio che mi separa dal suolo,
immobili su un piedistallo foggiato con saldo acciaio.

Io cammino su un tappeto caldo ed ospitale
sfiorato dopo il benessere di un sogno,
io fluttuo acrobaticamente su una pedana del corpo libero
spettacolando le folle e me stessa,
lo tocco, lo accarezzo, lo calco, lo faccio mio
se pur imbrigliata ed ingabbiata,
perché la mia mente ed il mio cuore camminano,
portandomi là, dove le mie gambe non sanno andare,
dove posso solo sognare,

dove sono totalmente e per sempre libera.

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DOVEVA ESSERE COSÌ

Nella mia mente non c’è nebbia
tutto è chiaro e terso.
La linea corre veloce
come il vento che attraversa i capelli.

E’ freddo ma fra poco sarà benedizione.
E’ grigio ma scesi da qui sarà colore.

Due visi si guardano,
sorridono,
anzi ridono,
della festa passata,
della macchina lasciata.

Doveva essere così,
senza se e senza perché.

Poi il nero,
lo stridore,
lo scricchiolio,
e poi … poi il silenzio.

E’ un momento,
è un istante,
è un tremito di ciglia,
è un lampo.

Non c’è buio, ne tristezza.
C’è un prato verde ed un gioco,
visi accaldati e magliette numerate.

Il gelo lungo la strada ferrata
è solo un ricordo.

Non c’è nebbia nella mia mente
solo un volto sorridente
che al destino ha stretto l’occhio
dentro un tonfo assassino,
per gridare ad una rete gonfia
“hai fatto goal!”

Abbracci un bambino
involatosi poco prima di te
da una terra lontana,
inondata e tremante.

Lo tieni in braccio
felice del tifo che hai fatto per lui,
persuaso di essere lì per lui.

Non c’è più nebbia nella mia mente,
non c’è più freddo dentro una fotografia,
non ci sono più lacrime da spendere,
solo il vento fra i capelli
di un treno che ritorna a passare
veloce e sicuro,
rapido e impavido
come il tuo piede sul pallone
il tuo sorriso fra i bambini
la tua allegria nei miei pensieri.

Doveva essere solo così,
solo così.

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BUONANOTTE NONNA!

Capelli bruni,
capelli neri corvini,
mani aggrovigliate,
ammalate e affaticate.

La sigaretta stretta fra le dita
come un tesoro da non lasciare
e la cucina è solo uno profilo sfuocato ed anemico
che si riempie di caffè profumato.

Dal quadro vedo ritagli spuntare
affiorare come ricordi
capaci solo di riportare
risate belle come accordi,
effluvi maleodoranti
delle paglie e l’accendino
le pasticche per i mal di testa doloranti
appoggiate sul tuo comodino,
nel nostro letto
diviso in due
in cui cullarmi come in un balletto
infantilmente bimbe ambedue.

Capelli bruni,
capelli neri corvini
dietro la forma di quei pupazzetti
variopinti ed informi, i miei Fiammiferini.

Le risate mi risuonano misteriose
come se a viverle non fossi tu
eppure le ricordo nelle giornate festose
in quel dopo pranzo che era un rituale e molto di più,
schiacciati in una cucina
strettamente per una cinquina,
in un gioco a punteggi,
fra carte e mangerecci,
nelle puntate della Bestia,
in una compagnia per fare festa.

Capelli bruni,
capelli neri corvini,
la cornice di uno sguardo che non ricordo
che si è dissolto dentro il tempo così beffardo,
nel profondo di un sonno che ci ha separate
lasciandomi a gridare le mie chiamate
un nome che più non mi ha risposto
se non dentro al mio sogno appena un poco mesto
un preludio al nostro nuovo e caldo abbraccio
ancora unite nel nostro giaciglio al calduccio.

Capelli bruni,
capelli neri corvini
che invocavo in tre versi rassicuranti ma ormai remoti
imprigionati dai silenzi sordi come vuoti
più grande ancora dei miei anni
e dei dolori dei miei malanni.

Ora che la mancanza si è fatta piccina
e il tempo il cuor più non mi incrina
riesco a dirti di nuovo:
dormi bene nonna!

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OCCHI DI FIATO

I tuoi sono occhi che parlano,
vanno oltre le parole,
camminano celeri e consapevoli
e arrivano dritto dentro al respiro.

Sto in silenzio
e ascolto ciò che la tua voce
non riesce a narrare.
È un mutismo facondo,
una fusione di vivacità e dolore.

Penetro i tuoi occhi svegli
eppur dubbiosi,
immagine degli spiriti della sera
delle domande della vita.

Sono come la luna
a fasi si illuminano
a stadi si rabbuiano
e dentro quelle espressioni
io navigo
sorridente e gioiosa
commossa e partecipe.

I tuoi sono occhi che parlano,
occhi di fiato
capace di intrecciare
un legame bambino
eppur avvolgente.

I tuoi sono occhi che parlano,
non smettere mai di cantarmi.

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UNA PICCOLA VOCE

Sono sola una piccola voce
che implora la morte di non ascoltarla
perché l’anima ha ancora voglia di abitare qui
anche se il cuore ha impazienza di dire <chiuso per lutto>.
Il petto reclama di arrestare il respiro,
lasciando che il corpo svanisca
e con esso tutto il tormento.

Oh morte non ti avvicinare
perché ti potrei abbracciare,
nel tuo manto farmi imbrigliare
per poi partire, e lontano dalla vita farmi trasportare.

Ero solo una piccola voce
che ora non intona più,
che non ha più fiato,
che non ha più canto,
che non ha più richiamo.

Sono solo una foglia spostata dalla corrente
che chiede all’alito delle nuvole di non farla cadere
perché sono leggera, troppo leggera
per rimanere sospesa al fusto della vita.
Ma il mio involucro piccino ed insicuro
se ne involerebbe in un volo fugace
e, assieme al silenzio, stordire anche il dolore.

Oh morte non mi ascoltare,
perché un filo di luce mi riesca ad illuminare,
perché la meraviglia mi giunga ancora ad incendiare
e la mia voce possa di nuovo cantare.

Ero solo una piccola voce
che ora è un silenzio nel silenzio,
un’ombra nell’ombra,
un fantasma nel tempo,
uno spettro nello spazio.

Sono sola una sirena che ha perso la sua roccia
e chiede alle onde di frenare la loro agitazione
per non arenarsi sulla rena desolata.
Ma gli occhi premono per spegnersi nel cielo
guardandolo un’ultima volta prima di addormentarsi
e dentro i sogni di una notte mite
accompagnare via tutte le infelicità.

Attendi morte,
trattieniti ancora un po’,
aspettami lontano perché prima o poi arriverò
forse presto,
forse molto presto
o forse fra tanta vita,
e se sarà così
vorrà dire che sono tornata
ad essere una piccola voce
che il mondo potrà ascoltare
vivace e cristallina,
una voce che canti “io ci sono ancora!”

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SONO MADRE

Una scelta,
fatta in due,
io e te:
non ne sento il peso
non ne senti il peso.

Eppure il cielo
mi ha smentito.

Sono madre,
madre di mia madre.

L’allatto con le mie cure,
con dolce comprensione
e santi rimproveri.

La cullo con misurate premure,
la forzo a sgobbare,
a non lasciare fuggire la sua tempra di vita.

L’accarezzo sulla pelle e nel suo spirito,
la scuoto nell’orgoglio e nel soffio vitale.

La induco a volersi bene,
la costringo ad amarsi ancora
come lei ha fatto con me.

L’ho obbligata a volgere sempre lo sguardo alla realtà.

Ora so che Dio mi ha voluto anche madre,
non di un bimbo in grembo,
non unicamente di affezionati ed amici,
non solamente di cuori e corpi indifesi,
non solo di menti fanciulle da condurre alla Sua parola.

Dio mi ha educato ad essere madre,
mi ha orientato all’amore materno
insegnandomi che l’essere mamma
non sta in una parentela di sangue
ma in un legame d’anima.

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UN SALTO DAL TRAMPOLINO

Le mie lacrime sono salti dal trampolino,
sono un nuovo slancio in una storia
che non c’è più.

Sono un tuffo
quando l’acqua è già stata asciugata
per pulire tutto in vista dell’inverno.

Ma l’inverno è già arrivato,
vive sempre,
vive spesso,
vive fino a quando non gli dico basta.

Le mie lacrime torneranno allora
ad essere un salto dal trampolino,
dentro una nuova storia,
un tuffo nell’acqua pulita e calda,
nella sua brillantezza,
nella sua trasparenza,
e in un riflesso che mi abbaglierà
in un mondo avvolgente,
che mi circonderà
leggero e fluente.

Ed allora non avrò più paura!

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